È la visione di Francesco, poeta cieco come l’amore, che cantava per la sua Luce. Magister Franciscus Cecus Horganista de Florentia fu la mente e il cuore dell’Ars Nova italiana. Egli fece del «bel paese», il paese del «bel canto», il fulcro europeo dell’ispirazione musicale.
Creatore di melodie soavi e di nuovi equilibri armonici, le sue cadenze sono rimaste alla storia. Il suo virtuosismo all’organo era mitico, e incantava gli astanti che lo acclamavano «divino». Dipinto come un uomo lieto e dolcissimo, predestinato al paradiso, Francesco degli Organi fu mirabile anche per la luce del suo spirito, che gli permise di illuminare il buio dei suoi occhi corporei. Vanto di Firenze, uomo delle Arti impegnato filosoficamente, fu molto attivo nella sua Città.
Ma Francesco fu soprattutto un poeta innamorato. Come quello di un nuovo Orfeo, il suo canto entrò nella poesia e nell’immaginario del Trecento grazie all’incantevole e famosa Anna, selvaggia fanciulla del paradiso. E mentre volava da lei, un altro Francesco lo stava «mirando fiso».
Incoronato poeta a Venezia, dalle mani di Pietro il Grande di Lusignano, fu vittima di «Invidia et Gelosia», che lo privarono per sempre di Luce, facendolo precipitare nell’«ombra».